Teoria generale del contratto

Secondo l’art. 1321 del Codice Civile, il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere fra loro un rapporto giuridico patrimoniale.

Nel sistema romanistico erano conosciute singole figure di contratti, tipici ed atipici, ma le relative discipline erano “atomistiche” (l’una separata dall’altra, non cogliendo i tratti comuni tra singoli contratti). Nel diritto moderno si afferma la figura del contratto come categoria generale.

Le classificazioni dei contratti

I contratti possono essere classificati secondo numerose categorie.

Contratti consensuali e contratti reali, a seconda che si concludano con il semplice consenso legittimamente manifestato (cfr. art. 1376 c.c.) o se, invece, necessitino della consegna materiale della cosa al fine della valida stipulazione.

Contratti associativi e contratti di scambio; i primi vedono tutte le parti del contratto concordi al fine di realizzare un interesse comune (ad es. contratto di società), i secondi vedono le parti in conflitto di interessi, volendo ciascuna di esse massimizzare la propria utilità ritrai bile dalla pattuizione (ad es. compravendita).

Gli elementi del contratto, tale negozio deve contenere alcuni elementi essenziali; inoltre, può contenere alcuni elementi accidentali.

  • Elementi essenziali, il contratto scaturisce dallo scambio del consenso: due o più persone si accordano sul contenuto del contratto che debbono concludere e si impegnano a vicenda. La mancanza anche di uno solo di questi requisiti genera nullità del contratto.
  • Elementi accidentali, può essere definita come un avvenimento futuro e incerto dal quale dipende il prodursi degli effetti del contratto o di un suo singolo patto, ovvero l’eliminazione degli effetti già prodotti.

Esecuzione dei contratti

Il contratto deve essere eseguito secondo buona fede.

Ove questi criteri non siano applicabili la regola è quella della priorità nella conclusione del contratto.

Il vincolo contrattuale resta in vita per tutto il tempo del contratto.

Ciò è vero se nel contratto non è presente la c.d. “clausola di rescindibilità” che consente ad uno solo dei contraenti di chiedere la risoluzione anticipata del contratto.

Il contratto produce effetti grazie al consenso prestato dalle parti.

Il contratto nullo non produce effetti fra le parti e nei confronti dei terzi.

Il contratto annullabile produce effetti fino a quando la parte debole (contraente) non richiede esplicitamente al giudice l’annullabilità del contratto.

Il consenso se accettato alla cessione può essere dato preventivamente, nell’ambito della stipulazione del contratto originario, oppure successivamente, mediante approvazione del contratto di cessione, che deve, pertanto, essere comunicato al terzo contraente ceduto.

Contratto tipico. La necessità di ordinare i contratti in categorie tipiche e di dare un ruolo all’autonomia negoziale, ha origine nel diritto comune,con l’affermarsi del principio del primato della legge.

Caratteri.Lo schema negoziale del contratto tipico, per come previsto dalla legge, ha carattere dispositivo rispetto alla volontà delle parti.

In alcuni casi tuttavia, sono previste, all’interno delle discipline dei singoli contratti, delle norme imperative che sono inderogabili, ovvero non modificabili dalle parti.

Il contratto tipico non è anche tassativo.

Contratti atipici. I contratti che si differenziano dagli schemi tipici, e per questo detti atipici, sono ammessi dall’ordinamento giuridico.

Caratteristiche, essi possono essere costituiti da elementi tipizzati di diversi contratti tipici (ed in tal caso sono detti contratti misti), oppure possono essere del tutto indipendenti da altri modelli contrattuali preesistenti (contratti sui generis).

Compravendita

I caratteri tipici del contratto di vendita. Il contratto di compravendita è un contratto consensuale, ovvero che produce l’effetto traslativo e fa sorgere gli obblighi al momento della conclusione del contratto. Non è quindi un contratto reale (re perficiuntur) che si perfeziona con la consegna della cosa come nel mutuo, nel deposito o nel comodato).

In questi casi l’efficacia della vendita è soltanto obbligatoria (ovvero l’alienante si obbliga a procurare all’acquirente l’acquisto della proprietà).

In tal caso si parlerà anche di contratto formale.

Casi particolari di compravendita

I beni immobili. Per i beni immobili la vendita può essere a misura o a corpo, secondo rispettivamente che in contratto si faccia o meno riferimento all’estensione superficiaria del bene per la determinazione del prezzo.

La circostanza rileva anche in ordine ad eventuali successive compensazioni del prezzo, che possono essere richieste anche dopo la conclusione del contratto, qualora si riscontri una differenza rispetto alla superficie dichiarata.

Il contratto in oggetto non è condizionato alla venuta ad esistenza del bene (o del diritto) giacché nelle more dell’evento le parti possono già essere vincolate all’esecuzione di alcune prestazioni: il compratore (nell’ipotesi di leasing: il Concedente) potrebbe essere già obbligato al pagamento del prezzo ed il venditore, a sua volta, potrebbe essere obbligato a cooperare alla venuta ad esistenza del bene.

Di fatto, nella vendita di cosa futura l’effetto traslativo si verifica nel momento in cui il bene viene ad esistenza nella sua completezza. Il mancato avveramento dell’evento nel termine convenuto (la venuta ad esistenza della cosa oggetto del contratto), determina la risoluzione del contratto per sopravvenuta impossibilità della prestazione.

Vendita con riserva di proprietà. Se il compratore non paga, alle scadenze pattuite, le rate del prezzo, il venditore può ottenere la risoluzione del contratto.

Il compratore soggiace ad un diritto potestativo del venditore.

Diversa dalla vendita con patto di riscatto è la vendita con patto di retrovendita; con questo patto il compratore si obbliga nei confronti del venditore a recidergli il bene in un secondo momento. In questo caso non basta la semplice dichiarazione del venditore per riacquistare il bene, ma serve un ulteriore negozio di trasferimento, in cui oltre alla volontà del venditore c’è quella del compratore.

La garanzia della vendita. La garanzia per l’evizione è funzionale alla tutela del compratore per eventuali “vizi giuridici”, non conosciuti al momento della conclusione del contratto, che limitano il godimento del diritto o del bene.

  • In tal caso è previsto che il compratore possa proporre l’azione di risoluzione del contratto, condannando il venditore alla restituzione del prezzo e al risarcimento del danno.
  •  Se al momento della conclusione del contratto il compratore avrebbe ugualmente acquistato il bene nonostante fosse a conoscenza di tale situazione, allora ha diritto alla sola riduzione del prezzo oltre al risarcimento del danno, nel caso in cui il compratore non avesse acquistato il bene allora può chiedere la risoluzione e il risarcimento del danno.

L’acquisto da parte del consumatore. Gli articoli 1469 bis/1469 sexies e gli articoli 1519 bis/1519 nonies hanno introdotto la disciplina della vendita ai consumatori e della vendita dei beni di consumo.

L’eventuale sanzione di nullità della clausola vessatoria non determina la nullità del contratto.

É stata introdotta anche una disciplina volta a garantire la conformità del bene al contratto (articolo 129 del Codice del Consumo). La conformità va valutata non soltanto in relazione al contratto, ma anche con riguardo all’informazione pre-contrattuale e alle descrizioni del professionista, nonché alla pubblicità o all’etichettatura del bene.

La rilevanza è esclusa se al momento della conclusione del contratto il consumatore ne era a conoscenza o avrebbe dovuto esserlo usando l’ordinaria diligenza.

Come rimedio a disposizione del consumatore la sostituzione del bene o la sua riparazione. Resta in piedi la possibilità di richiedere la risoluzione del contratto con restituzione del prezzo.

I social network

Lo sviluppo delle reti di comunicazione telematiche è un evento che ha caratterizzato fortemente il nuovo millennio, e che attraverso il suo sempre più consistente incremento di funzionalità ed estensione è destinato ad influenzare la società per ancora molto tempo a venire. Il servizio di diffusione istantanea offerto dalla rete di Internet rappresenta un’arma di ben importanti potenzialità, una vera rivoluzione della trasmissione di notizie che ha permesso di ridurne i tempi di ricezione da settimane o giorni a brevi intervalli di secondi.

Tale sviluppo ha consentito la creazione di una fitta trama di scambio istantaneo di informazioni, tra cui i social network.

I social network rappresentano ormai nelle nostre vite il modo più semplice di scambiare informazioni, contatti, foto, video, messaggi, appuntamenti e tanto altro.

Un esempio lampo lo sono: Facebook, Google+ e Twitter i quali negli ultimi anni hanno rivoluzionato il mondo delle telecomunicazioni e quindi stanno aumentando sempre di più gli utenti iscritti in maniera molto rapida a questi ultimi. Tra questi i più popolari sono sicuramente Twitter e Facebook,che è diventato,con oltre 850 milioni di utenti attivi,il sito più visitato al mondo dopo Google,il quale a sua volta negli ultimi tempi ha creato un proprio social network,Google+.

Vantaggi e svantaggi dei social network di molte persone si iscrivono ai social perché è gratis, ma come tutti ben sanno: ormai nessuno fa più qualsiasi cosa gratis. Questo vuol dire che in qualche modo il titolare dell’azienda guadagna mettendo pubblicità sul sito e vendendo, qualche volta, tutti i nostri dati sensibili che riescono ad ottenere.

Il fenomeno dei social network ormai non è più confinato e limitato all’uso del pc, come accadeva qualche anno fa, ma vista la loro diffusione sempre più capillare, oggi il social network è “a portata di mano” visto il loro stretto legame con gli smartphones e i tablet della nuova generazione “mobile” che oltre ad essere strumenti di comunicazione e lavoro, assumono sempre più la connotazione di strumenti “social” per l’appunto, attraverso lo sviluppo delle varie “app” che permettono l’utilizzo dei social a qualsiasi possessore di uno di questi dispositivi mobile.

Questo fa si che questi strumenti siano diventati qualcosa di irrinunciabile per chi ama comunicare in stile social, e per chi vuole mantenersi sempre informato e aggiornato su tutto ciò che ruota intorno ai social network, senza il bisogno di avere con se un pc desktop o una qualsivoglia piattaforma multimediale.

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Fonti articolo:

http://doc.studenti.it/tema/italiano/social-network-rete-informatica.html

http://doc.studenti.it/tema/italiano/tema-social-network.html

Tutela dei diritti e policentrismo giuridico tra rivendicazioni regionalistiche e dinamiche dell'integrazione comunitaria

Iniziative comunitarie

Le iniziative comunitarie attualmente in corso di attuazione sono state previste dal Consiglio europeo di Berlino del 24 e 25 marzo 1999, tenendo conto del valore aggiunto che le iniziative comunitarie possono offrire in più rispetto agli obiettivi principali dei fondi strutturali.

Esse sono:

L’iniziativa finanziata dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per rafforzare la coesione economica e sociale nella Comunità promuovendo la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale e lo sviluppo equilibrato del territorio della Comunità.

L’iniziativa finanziata dal Fondo europeo agricolo (FEAOG) sezione Orientamento, per l’attuazione di strategie originali di sviluppo sostenibile, in ambito rurale, per la sperimentazione di nuove forme di valorizzazione del patrimonio culturale e naturale, per il potenziamento dell’ambiente economico al fine di creare nuovi posti di lavoro, per il miglioramento della capacità organizzativa delle rispettive  comunità.

L’iniziativa finanziata dal Fondo sociale europeo (FSE) per la promozione di nuove pratiche di lotta alla discriminazione e alle disuguaglianze nel mercato del lavoro. Particolare attenzione è riservata all’inserimento sociale e professionale dei richiedenti asilo.

L’iniziativa finanziata dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per l’attuazione di strategie innovative per la rivitalizzazione socio economica sostenibile dei centri urbani medio piccoli o di quartieri degradati delle grandi città, e per favorire lo sviluppo e lo scambio di conoscenze ed esperienze sulla rivitalizzazione e lo sviluppo urbano sostenibile.

Il Fondo Sociale Europeo è uno strumento finanziario dell’Unione Europea, la sua azione si esplica nello sviluppo e nel finanziamento di una serie di progetti volti allo sviluppo e alla promozione della coesione tra i diversi stati membri al fine di ridurre gli scostamenti tra le aree più ricche e quelle più arretrate dell’Unione Europea.

Lo scopo principale è quello di contribuire a formare esperti capaci di portare un significativo valore aggiunto alle piccole/medie imprese regionali, per attività anche marginali, nel rispetto delle attenzioni per il territorio sociale e economico.

La riforma della politica di coesione per il periodo di programmazione 2007-2013 tende a favorire interventi strutturali più mirati sugli orientamenti strategici dell’Unione europea, a focalizzare maggiormente le azioni sulle regioni più svantaggiate ed a garantire un maggior decentramento e un’attuazione più snella degli interventi.

Obiettivo competitività regionale e occupazione 

Tale obiettivo si propone un duplice approccio. Da un lato, il rafforzamento della competitività e dell’attrattiva delle regioni attraverso programmi di sviluppo regionale, anticipando i cambiamenti economici e sociali e sostenendo l’innovazione, lo sviluppo della conoscenza, l’imprenditorialità, la protezione dell’ambiente e la prevenzione dei rischi. Dall’altro, mediante programmi nazionali o territoriali si tenderà a potenziare l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese nonché a garantire lo sviluppo di mercati del lavoro per rafforzare l’inclusione sociale, in linea con la strategia europea per l’occupazione.

Obiettivo Cooperazione territoriale europea

Tale obiettivo mira ad intensificare la cooperazione a tre livelli:
–     cooperazione transfrontaliera mediante programmi congiunti;
–     cooperazione a livello delle zone transnazionali;
–     reti di cooperazione e di scambio di esperienze sull’intero territorio dell’Unione.

Articolo 97
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge [cfr. art. 95 c.3], in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Il principio di sussidiarietà è un principio antropologico che esprime una concezione globale dell’uomo e della società, in virtù del quale fulcro dell’ordinamento giuridico è la persona umana, intesa come individuo e legame relazionale.

In tale ambito viene indicato come principio di sussidiarietà quel principio sociale e giuridico amministrativo che stabilisce che l’intervento degli organi dello Stato (Stato, Regioni, Città Metropolitane, Province e Comuni), sia nei confronti dei cittadini sia degli enti e suddivisioni amministrative ad esso sottostanti (ovvero l’intervento di organismi sopranazionali nei confronti degli stati membri), debba essere attuato esclusivamente come sussidio (ovvero come aiuto, dal latino subsidium) nel caso in cui il cittadino o l’entità sottostante sia impossibilitata ad agire per conto proprio.

Detto in altri termini il principio di sussidiarietà stabilisce che le attività amministrative dovrebbero essere svolte dall’entità territoriale amministrativa più vicina ai cittadini (i comuni), e che può essere delegata ai livelli amministrativi territoriali superiori (province, città metropolitane, regioni, stato) solo se questi possono rendere il servizio in maniera più efficace ed efficiente).

Il principio di sussidiarietà è stato recepito nell’ordinamento italiano con l’art. 118 della Costituzione.

Il Principio di sussidiarietà è entrato a far parte dell’ordinamento giuridico italiano attraverso il Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 che lo ha qualificato come principio cardine dell’Unione Europea.

Il principio viene, infatti, richiamato nel preambolo del Trattato e viene esplicitamente sancito dall’Articolo 5 di tale Trattato come principio regolatore dei rapporti tra Unione e stati membri.

La Comunità agisce nei limiti delle competenze che le sono conferite e degli obiettivi che le sono assegnati dal presente trattato.

Nei Nei settori che non sono di sua esclusiva competenza la Comunità interviene, secondo il principio della sussidiarietà, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono dunque, a motivo delle dimensioni o degli effetti dell’azione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario. L’azione della Comunità non va al di là di quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi del presente trattato.

In conclusione la Comunità deve riuscire a svolgere un ruolo sociale affinché garantisca alcuni diritti imprescindibili dell’uomo. Pertanto, essendo l’Unione Europea un mix di elementi intergovernativi, il Diritto Comunitario deve prevalere sul Diritto Internazionale perché la tutela sociale del cittadino europeo rimanga il suo obiettivo principale.

Fonti articolo:

http://www.uniud.it/ricerca/finanziamenti/internazionali/struttura

https://www.senato.it/1025?sezione=131&articolo_numero_articolo=97

http://www.governo.it/Governo/Costituzione/COSTITUZIONEPRN.html

http://www.comune.castellanza.va.it/varie/static/protezionecivile/home/

http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_sussidiariet%C3%A0

Come è fatto un computer in generale

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Un computer è una macchina elettronica capace di trasmettere, immagazzinare ed elaborare dati, risolvendo i più svariati problemi con straordinaria velocità ed affidabilità.

Tutte le parti meccaniche ed elettroniche che compongono fisicamente un computer si indicano genericamente con il termine inglese (HARDWARE).

Il computer riceve le informazioni, cioè i dati, in ingresso (IMPUT),  dopo averle elaborate in base ad un prestabilito programma, li retribuisce in uscita (OUTPUT), trasformandoli in risultati.

Programma significa un insieme finito e ordinato di opportune istruzioni da dare al computer.

L’insieme di tutti i programmi che consentono una efficace utilizzazione delle capacità del computer si indica genericamente con il termine inglese (SOFTWARE).

In generale il computer si compone delle seguenti parti fondamentali:

1) L’unità di ingresso;
2) L’unità di elaborazione centrale;
3) La memoria principale;
4) La memoria secondaria;
5) L’unità di uscita.

1) L’unità di ingresso e la tastiera. Essa presenta tasti con carattere numerici, carattere alfabetici, operatori aritmetici, simboli matematici, simboli di punteggiatura.

2) L’unità di elaborazione centrale della CPU (central processing unit), è il cuore del computer perché svolge di esso le funzioni più importanti: esegue dei calcoli, controlla, interpreta e coordina.

3) La memoria principale è la RAM (Random Access Memory) e la ROM (Ready Only Memory). La RAM e quella parte di memoria in cui vengono scritti i dati e le istruzioni. Nella RAM le informazioni possono essere lette, congelate, o sostituite. La RAM è anche detta memoria volatile, perché le informazioni in essa contenute si cancellano spegnendo il computer. La ROM e la parte di memoria a sola lettura in quanto contiene le informazioni immagazzinate in modo permanente nel computer adopera della casa costruttrice.

4) La memoria secondaria è la memoria di massa che sono dei supporti magnetici su cui registrare permanentemente dei programmi o dei file, in modo tale che si possono conservare per impieghi futuri, se si vogliono eliminare i programmi basta disinstallarli mentre per i file basta semplicemente eliminarli in ambiente Windows invece con un sistema operativo MAC è differente i programmi non si disinstallano ma semplicemente si eliminano come i file. Un esempio di memoria di massa  è il disco rigido (HARD DISK) che sono inseriti all’iberno del computer, oggi esistono memorie di massa compatte piccole e facilmente trasportabili come penne usb, hd esterni firewire e usb, memorie sd, ecc.. Il vantaggio dell’arddisk e nella capacità di memoria molto ambia. Infatti i moderni arddisk di oggi arrivano fino a 1 terabyte o addirittura superiore.

5) Le informazioni provenienti dalla tastiera vengono accumulate nella memoria principale cioè nella RAM in appositi scomparti dette celle che sono contraddistinte da un numero progresso detto indirizzo, per localizzare subito la cella stessa.
Le cifre 0 e 1 sono dette bit e rappresentano i possibili stati elettronici di un circuito: 0 quanto non passa corrente e 1 quanto passa corrente.

Il file (archivio) e una raccolta di informazione dati tra loro collegati. Quindi le informazioni e i dati sulle memorie di massa sono raggruppati in file. Alloro volta i file riguardanti argomenti omogenea spesso vengono raggruppati insieme e formano una directory (indice). Naturalmente ogni file ha ogni directory devono essere identificati con un nome specifico, in modo tale che per il computer sia di facile riconoscimento e localizzazione. Per capire meglio questi concetti possiamo prendere come esempio il libro di testo: esso è diviso in capitoli [directory che ha loro volta sono divisi in paragrafi (file)] ed ogni capitolo vi sono dei paragrafi ed ad ognuno di essi corrisponde un titolo.

Il sistema operativo è un insieme di programmi che permettono all’utente di interagire col computer. Per esempi con il sintema operativo possiamo far svolgere al computer queste operazioni: cercare i file, visualizzare sul monitor i file, copiare file da un disco all’altro, cancellare file, rinominare file, ecc.. Ci sono diversi tipi di sistemi operativi, il più usato è il sistema windows con le varie versioni aggiornate.

Statuto speciale della Regione Siciliana

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La Regione Siciliana è una regione a statuto speciale. L’Autonomia speciale è quella particolare forma di governo della Regione che fu concessa il 15 maggio 1946 alla Sicilia da re Umberto II di Savoia, disciplinata da uno Statuto speciale (art. 116 della Costituzione Italiana), che l’ha dotata di un’ampia autonomia politica, legislativa, amministrativa e finanziaria. Tale Statuto fu, successivamente, confermato con legge costituzionale 26 novembre 1948, n. 2.

Nell’aprile 1947 venne eletto il primo parlamento siciliano. La sua politica fu ispirata alla creazione di agevolazioni fiscali e all’elargizione di sussidi di ogni genere, per fare della Sicilia una sorta di zona franca che attirava capitali, attività produttive, vaste opere territoriali, in un quadro di sfrenato liberismo, con l’approvazione dello stato.

L’Autonomismo fu un modo per svuotare il separatismo, guidato dal Movimento Indipendentista Siciliano, che all’indomani dello sbarco alleato del luglio 1943 era uscito dalla clandestinità in cui era stato sotto il periodo fascista, chiedendo l’affrancamento della Sicilia dallo Stato Italiano. Svanì quasi subito invece l’idea che la Sicilia divenisse uno stato federato agli Stati Uniti d’America. Padri dell’Autonomia possono essere considerati i politici siciliani che lottarono per la concessione dell’Autonomia come Giuseppe Alessi, Giovanni Guarino Amella, Enrico La Loggia, Salvatore Aldisio.

Lo statuto speciale siciliano fu originato da un accordo di origine “pattizia” (assimilabile, secondo alcuni, ad un trattato fra due entità paritetiche) fra lo Stato Italiano e la Sicilia, rappresentata dalla Consulta per la Sicilia, in cui erano rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell’Isola, organo che materialmente formulò lo Statuto.

Alla regione siciliana lo statuto speciale riconosce un’autonomia assai più estesa di quella accordata non solo alle regioni a statuto ordinario, ma anche alle altre regioni a statuto speciale. Tale ampia autonomia, che determina frequenti contrasti e controversie, anche di carattere costituzionale, fra lo stato e la regione, viene giustificata con la forte pressione esercitata nell’immediato dopoguerra dall’opinione pubblica siciliana, nella quale non mancavano di affiorare tendenze nettamente separatiste, che oltrepassavano il concetto delle autonomie regionali, per approssimarsi a una forma federativa. Ciò, ovviamente, ha influito sulla formulazione delle norme statutarie.

La storia politica di sessant’anni di autonomia speciale in Sicilia, e dei suoi governi, ha vissuto momenti di vivacità, che hanno portato a definire la politica siciliana una sorta di “Laboratorio politico”, e altri più bui. Da alcuni anni l’autonomia siciliana è stata rilanciata con forza dall’attuale presidente Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l’Autonomia (MPA).

Il territorio della regione include, oltre alla Sicilia, le isole Eolie, Egadi, Pelagie, Ustica e Pantelleria; capoluogo della regione è Palermo. Gli organi della regione sono l’Assemblea Regionale, la Giunta Regionale e il Presidente della Regione.

L’Assemblea Regionale ha funzioni esclusivamente legislative ed è composta da 90 deputati (è da rilevare che tale qualifica è attribuita solo ai componenti dell’Assemblea Regionale Siciliana, mentre per le altre regioni il relativo statuto usa il termine di consiglieri), eletti nella regione a suffragio universale, segreto e con sistema proporzionale, secondo la legge emanata dalla stessa assemblea in base ai principi fissati dalla costituzione dello stato in materia di elezioni politiche. L’Assemblea regionale elegge nel suo seno il presidente, l’ufficio di presidenza e le commissioni permanenti. L’assemblea dura in carica 5 anni, ma può essere sciolta con provvedimento del governo dello stato per persistente violazione dello statuto, su proposta del commissario dello stato per la regione siciliana, previa deliberazione delle assemblee legislative dello stato.

Il presidente e i membri della giunta (8 assessori effettivi e 4 supplenti) sono nominati dall’Assemblea regionale e costituiscono il governo della regione, che assume nei confronti dell’Assemblea all’incirca la stessa posizione giuridica che ha il governo dello stato di fronte al parlamento. Anche questa qualificazione è esclusiva della regione siciliana, perché nello statuto delle altre regioni la giunta viene indicata semplicemente come organo esecutivo della regione. Il presidente regionale, oltre a essere capo del governo regionale e a rappresentare la regione, rappresenta in essa anche il governo dello stato, che può tuttavia inviare temporaneamente propri commissari per l’esplicazione di funzioni statali. Questa rappresentanza del governo dello stato, che non è attribuita agli altri presidenti regionali, si spiega con il fatto che la competenza amministrativa della regione siciliana si estende anche a materie che nelle altre regioni sarebbero di diretta amministrazione da parte dello stato, e per le quali, quindi, il commissario dello stato non ha quei poteri di coordinamento che gli spettano in tutte le altre regioni.

La posizione di maggior prestigio del presidente della regione siciliana, in raffronto agli altri presidenti regionali, è confermata anche dal diritto che gli è riconosciuto di partecipare con rango di ministro e con voto deliberativo al consiglio dei ministri dello stato, relativamente alle materie che interessano la regione siciliana, e dalla competenza ad esso attribuita di decidere i ricorsi amministrativi avanzati in via straordinaria contro atti amministrativi regionali, competenza che sul piano nazionale è riservata al presidente della repubblica; provvede inoltre al mantenimento dell’ordine pubblico per mezzo della polizia dello stato, la quale dipende disciplinarmente, per l’impiego e l’utilizzazione, dal governo regionale. Amplissime sono le funzioni legislative della regione siciliana e amplissime anche quelle amministrative.

Lo statuto prevede, infatti, che il governo regionale abbia funzioni esecutive e amministrative nelle materie di competenza propria della regione (cioè in quelle attribuite alla competenza legislativa regionale), ma svolga anche attività amministrativa in ogni altro campo, secondo le direttive del governo dello stato, salva la competenza degli enti locali minori. Ciò significa che in sostanza lo statuto regionale, ove si eccettuino talune materie riservate alla competenza esclusiva dello stato, ha attuato un vasto e profondo decentramento amministrativo a favore degli organi della regione, che assumono, quindi, la duplice fisionomia di organi regionali e di organi statali. La regione ha un proprio organo di consulenza giuridico-amministrativa, con funzioni analoghe al consiglio di stato, con cui è organicamente collegato: il consiglio di giustizia amministrativa per la regione siciliana. Il controllo degli atti della regione è esercitato da una sezione della corte dei conti con sede in Palermo. II consiglio di giustizia amministrativo per la regione siciliana è stato istituito con sede in Palermo, in attuazione dell’art. 23 dello statuto speciale della regione siciliana, come sezione decentrata del consiglio di stato, con D. Lgs. 6-V-1948, n. 634, modificato e integrato dal D. P. R. 5-IV-1978, n. 204.

Gli atti per i quali le leggi richiedono il parere del consiglio di stato, qualora siano emanati dall’amministrazione regionale, sono sottoposti al parere del consiglio di giustizia amministrativa: esprime anche il parere sui ricorsi straordinari decisi dal presidente della regione.

In sede giurisdizionale la posizione del consiglio di giustizia amministrativa è sensibilmente mutata per effetto dell’istituzione anche nella regione siciliana del tribunale regionale amministrativo. Secondo la legge istitutiva, il consiglio era giudice di primo grado nei riguardi degli atti e provvedimenti definitivi dell’amministrazione regionale e delle altre autorità amministrative aventi sede nel territorio della regione e giudice di appello sulle decisioni di primo grado delle giunte provinciali amministrative in sede giurisdizionale, comprese nel territorio della regione; avverso le decisioni del consiglio sulle impugnative di atti e provvedimenti delle autorità amministrative dello stato non pronunciate in grado di appello era ammesso ricorso all’ordinanza plenaria delle sezioni giurisdizionali del consiglio di stato.

Al suo fabbisogno finanziario la regione provvede mediante le entrate derivanti dai beni demaniali e patrimoniali della regione e mediante le entrate tributarie a essa spettanti. Ai sensi dell’art. 36 dello statuto speciale e del D. P. R. 26-VII-1965, n. 1074, che stabilisce le norme d’attuazione dello statuto stesso in materia finanziaria, spettano alla regione, oltre alle entrate tributarie da essa direttamente deliberate, tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell’ambito del suo territorio, ad eccezione delle entrate derivanti dall’imposta di produzione, dal monopolio dei tabacchi, dal lotto e dalle lotterie a carattere nazionale. Alla regione è inoltre attribuita un’assegnazione annua a carico del bilancio dello stato, a titolo di solidarietà nazionale, da impiegarsi nell’esecuzione di lavori pubblici e tendente a bilanciare il minor ammontare dei redditi di lavoro nell’isola in confronto alla media nazionale. L’art. 15 dello statuto, in deroga all’art. 115 cost., dichiara soppresse nell’ambito della regione siciliana le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano, così che l’ordinamento degli enti locali si basa sulla regione stessa, sui comuni e sui liberi consorzi comunali e l’emanazione delle norme relative rientra nella competenza della regione, che vi ha provveduto con D.-L. P. Reg. 29-X-1955, n. 6.

Dunque, per quanto riguarda la materia fiscale, la totalità delle imposte riscosse in Sicilia dovrebbe rimanere, infatti, sul territorio e ogni anno lo Stato Italiano sarebbe tenuto a fornire un ammontare da stabilirsi, con piano quinquennale, di denaro pubblico proveniente dalle altre Regioni per finanziare la Sicilia, così come stabilito dall’art. 38 dello Statuto della Regione Siciliana, articolo, come quelli di tutta la parte economica-finanziaria, ancora oggi non applicato, tant’è che vi è un conflitto istituzionale perenne fra Stato e Regione Siciliana. L’Italia, ancora oggi, conferisce ogni anno solo un’anticipazione forfettaria, per cui la Regione Siciliana vanta da decenni crediti mai saldati dallo Stato.

• Lo Stato verserà annualmente alla Regione, a titolo di solidarietà nazionale, una somma da impiegarsi, in base ad un piano economico, nella esecuzione di lavori pubblici.

• Questa somma tenderà a bilanciare il minore ammontare dei redditi di lavoro nella Regione in confronto della media nazionale.

• Si procederà ad una revisione quinquennale della detta assegnazione con riferimento alle variazioni dei dati assunti per il precedente computo.

Altro aspetto importante è contenuto nell’art. 37 dello Statuto della Regione Siciliana. Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell’accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi. L’imposta, relativa a detta quota, compete alla Regione ed è riscossa dagli organi di riscossione della medesima. (Anche questo articolo non è stato sinora attuato ed inoltre le tasse dei siciliani confluiscono nella Tesoreria Unica Nazionale e solo una parte di esse viene poi ristornata alla Regione Siciliana. Vi è, quindi, ancora un conflitto costante per la parte finanziaria fra Stato e Regione per la mancata applicazione dello Statuto Siciliano dopo tanti decenni. Allo Stato attuale, alla Sicilia che produce 90% di tutto il petrolio italiano con i suoi pozzi e le sue raffinerie, non rimane nulla in quanto le Industrie petrolifere hanno sede legale a Milano e pur estraendo in Sicilia, pagano le tasse in Lombardia. Solo dal 2008, in base ad un recente accordo fra Regione Siciliana e Stato sta avendo attuazione questo articolo, e già le Raffinerie di Gela dell’ENI, hanno trasferito la sede in Sicilia.

Grazie allo Statuto autonomistico, la Regione Siciliana ha competenza esclusiva (cioè le leggi statali non hanno vigore nell’isola), su una serie di materie, tra cui beni culturali, agricoltura, pesca, enti locali, territorio, turismo, polizia forestale. Ogni modifica allo Statuto, trattandosi di legge costituzionale, è sottoposta alla cosiddetta procedura aggravata, cioè a una doppia approvazione, a maggioranza qualificata, da parte delle Camere.

Alcune prerogative statutarie non sono a oggi applicate, in quanto mancano le corrispondenti Norme di attuazione dello Statuto che devono essere emanate dalla Commissione paritetica Stato Regione.

Il consorzio di comuni è un ente consortile, e non ha carattere territoriale obbligatorio come l’ente provincia, traendo origine dalla spontanea volontà dei consorziati. Si deve però precisare che, stante l’inerzia dei comuni a farsi promotori della costituzione dei liberi consorzi, la regione con L. R. 6-III-1986, n. 9, ha ora istituito le nuove «province regionali» stabilendo un meccanismo di silenzio-assenso per cui la mancata proposta di costituzione del libero consorzio equivale a proposta di costituirsi in consorzio con i comuni ricadenti nell’ambito territoriale della disciolta provincia e con il medesimo capoluogo: il che ha portato alla conferma delle vecchie circoscrizioni provinciali per mancanza di iniziative in senso diverso dei comuni.

Fonti articolo:

http://www.irsap-agrigentum.it/statuto_regione_siciliana.htm

http://www.ilpost.it/2012/10/10/perche-ci-sono-regioni-a-statuto-speciale/

http://it.wikipedia.org/wiki/Autonomia_speciale

http://www.sicilyontour.com/storia_e_politica.htm

http://www.sicilyontour.com/storia_e_politica_2.htm

http://www.passionef1.it/forum/index.php?topic=1302.20;wap2

http://www.egm.it/it/sicilia

Contratti pubblici

E’ entrato in vigore il 1 Luglio del 2006.

Il possesso dei requisiti di partecipazione di natura economica e tecnica, negli appalti di forniture o servizzi è disclipplinato dagli Atr. 41 e Art. 42 del codice dei contratti pubblici.

La dimostrazione della capacità finanziaria ed economica delle imprese concorrenti può essere fornita mediante uno o più dei seguenti documenti:

1. Idonee dichiarazioni bancarie;
2. Bilanci o estratti dei bilanci dell’impresa;
3. Dichiarazione concernente il fatturato globbale di impresa dell’importo relativo ai servizzi o forniture nel settore oggetto della gara, realizzati negli ultimi tre esercizzi.

Le amministrazioni stabiliscono nel bando di gara i requisiti che devono essere posseduti dal concorrente.

Principio di proporzionalità

L’appaltante precisa nel bando di gara o nella lettera di invito quali documentie e requisiti devono essere presentati o dimostrati, a secondadella natura, della quantità o dell’importanza e dell’uso delle forniture o dei servizi.

Le informazioni richieste non possono accedere l’oggetto dell’appalto.

Asta pubblica

Consiste in un pubblico incanto aperto a tutti gli interessati i quali devono rispettare i requisiti fissati dal bando.
Si ha dunque un bando di gara detto anche avviso d’asta che viene rivolto a tutti gli interessati.

Discipplina della formazione del contraente

Un contratto di appalto stipulato da una amministrazaione pubblica si distingue da un’analogo contratto stipulato tra soggetti privati sia per la rilevanza giuridica assunta da emotivi che spingono la parte pubblica a contrarre sia per la modalità di scelta del contraente.

La liberta di scelta del contraente costituisce uno dei fondamentali pilastri dell’economia privata, dunque il contraente privato può scegliere discrezionalmente con chi contrarre.

La pubblica amministrazione invece e tenuta a scegliere il proprio contraente in esito ad una apposita procedura ad evidenza pubblica, finalizzata nell’individuazione del giusto contraente, cioè colui che offre le migliori garanzie al prezzo più conveniente per la corretta esecuzione dell’opera pubblica.

L’offerta migliore può essere selezionata con il criterio del prezzo più basso o con quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Criterio del prezzo più basso

Prendere in considerazione solo la convenienza economica dell’offerta.

Criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa

L’offerta viene valutata non solo sulla base dell’elemento prezzo ma anche sulla base di altri elementi riguardanti i profili qualitativi della prestazione, e ciascuno di tali elementi è attribuito un punteggio.

E’ stata soppressa la norma che discipplina il poerer-dovere della commissione aggiudicatrice di fissare i criteri motivazionali ai quali attenersi nella attribuzione dei punteggi.

Il POR in Sicilia 2000-2006

II POR in Sicilia 2000-2006 è un’organizzazione dei nuovi servizi per l’impiego.

Il fondo sociale per il periodo 2000-2006 situa in primo piano la ristrutturazione e lo sviluppo dei centri per l’impiego.

L’obbiettivo globale è garantire un’informazione trasparente sulle possibilità offerte dagli interventi strutturali ai potenziali beneficiari finali, nonché informare l’opinione pubblica sul ruolo svolto dall’Unione europea e dagli Stati membri nella realizzazione degli interventi e sui risultati effettivamente conseguiti.

Le misure contribuiscono all’impiego regionale e all’obbiettivo e all’ampliamento dei servizi pubblici formatici degli individui.

I servizi pubblici, si avvalgono di una rete organizzata nell’impiego regionale.

Il POR Sicilia riguarda la realizzazione di tutte quelle individuazioni politiche volte ad incrementare l’occupazione.

L’obiettivo primario è quello di fornire un modello ai centri di impiego del sistema regionale.

MODELLO REGIONALE DEI SERVIZI PUBBLICI ALLIMPIEGO può essere considerato come un modello volto a completare il processo di attuazione della riforma dei servizi per l’impiego.

L’obiettivo sarà quello di proseguire sulla strada della piena integrazione. Possiamo individuare tre livelli e cioé:

1. quello regionale dove svolge compiti finalizzati a qualificare lo sviluppo del sistema regionale;

2. quello provinciale del lavoro. Qui si esplicita la funzione forte di coordina-mento territoriale ed anche l’integrazione delle politiche del lavoro;

3. l’ultimo invece rappresenta il livello di base dei servizi di informazione consulenza.

Il Programma Operativo Regionale (POR) 2000 – 2006 Sicilia concorre all’attuazione del quadro comunitario di sostegno (QCS) adottato per le regioni italiane e persegue la finalità generale di rimuovere gli ostacoli che frenano la crescita della dotazione infrastrutturale e lo sviluppo dell’economia regionale.

II POR Sicilia è stato approvato con decisione della Commissione C (2000) 2348 dell’8 agosto 2000 e pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana (G.U.R.S N.10 DEL 9.3.2001).

Successivamente, con Delibera n.299 del 27.09.2002, la regione ha approvato la versione definitiva del POR.

Il POR è stato approvato dal Comitato di Sorveglianza della seduta di Catania del 15 dicembre 2000 ed è stato poi modificato e approvato con deliberazione n. 149 del 20-21 marzo 2001 della Giunta Regionale, emanata con decreto presidenziale n. 60/SG del 28 marzo 2001, registrato alla Corte dei conti il 4 maggio 2001.

Il Business plan

Tra gli scopi di un imprenditore vi è quello di promuovere il Business plan.

Il Business plan è uno strumento di apprendimento ed al tempo stesso anche uno strumento di previsione che ci aiuta a capire e a comprendere come selezionare il nostro prodotto sul mercato.

Il Business plan è una rete per la raccolta del risparmio nata col preciso obiettivo di costruire nuovi patrimoni.

Infatti il Business plan mette a disposizione di tutti i risparmiatori la migliore tecnologia per entrare nel mercato finanziario globale.

Il Business plan può rappresentare un efficace strumento manageriale ad una condizione: che sia progettato e redatto con la massima professionalità e soprattutto regolarmente aggiornato.

Ora vediamo di quante parti si compone il Business Plan:

1. Localizzazione di un’azienda: costruzione di un’azienda come ad esem-pio un’azienda di macchine;

2. Dirigere: attività nel condurre l’impresa nell’ambito di determinare l’attività;

3. Risorse disponibili: mezzi di cui si dispongono;

4. Piani di rientro: costi investiti dal finanziatore;

5. Fissazione degli obiettivi da raggiungere: si basa su uno scopo o fine che si vuole raggiungere;

6. Prodotto: realizzazione di un nuovo prodotto;

7. Benefici per il cliente: benefici che ricava il cliente;

8. Scelta della sede: la sede dove si stabilisce l’azienda ad es. vicino ad un porto o ad un mercato.

Infine abbiamo il piano economico finanziario. che è composto dal conto economico, dallo stato patrimoniale e dai flussi di cassa.

Imprenditori di se stessi

L’imprenditore e colui che esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni e servizi.

Un imprenditore fonda la sua attività in conformità ad un processo decisionale.

Il processo decisionale preordina la nascita di un’impresa.

L’impresa è un insieme di risorse umane ed un organismo che coordina prestazioni di lavoro e strumenti adeguati, per la produzione di beni di un certo settore agricolo, industriale, ecc..

Per avviare un’impresa l’imprenditore ha bisogno dei requisiti della professionalità e dell’organizzazione.

Il requisito della professionalità è la capacita di svolgere il proprio lavoro o la propria professione a un buon livello di competenza e di efficienza.

Il requisito dell’organizzazione, richiesto dall’art. 2082, consiste nel coordina-mento dei fattori produttivi che sono:

1. Il lavoro altrui: l’imprenditore si avvale di collaboratori nello svolgimento dell’attività economica.

2. Il capitale, costituito dall’azienda, necessario per lo svolgimento dell’attività produttiva.

Il processo decisionale, puo derivare da tre elementi, come:

1. Intenzione
2. Acquisizione
3. Decisioni

Il primo consiste nel desiderio dell’imprenditore di raggiungere un obiettivo;

Il secondo consiste nel processo attraverso la quale l’imprenditore si procura le risorse necessarie della realizzazione dell’obiettivo;

Il terzo consiste nelle scelte da effettuare.

Il processo decisionale, parte innanzitutto da:

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Dopo aver ponderato questi fattori l’imprenditore può decidere se avviare l’attività o meno.

Il prodotto è un bene che deriva dall’attività di produzione e la cui funzione consiste nel soddisfare direttamente o indirettamente un bisogno:

L’attività economica svolta professionalmente dall’imprenditore deve essere diretta alla produzione e allo scambio di beni e servizi.

Ciò vuol dire che è imprenditore solo chi produce per scambiare, sul mercato, e non chi produce per il soddisfacimento dei bisogni personali o familiari.