Tutela dei diritti e policentrismo giuridico tra rivendicazioni regionalistiche e dinamiche dell'integrazione comunitaria

Iniziative comunitarie

Le iniziative comunitarie attualmente in corso di attuazione sono state previste dal Consiglio europeo di Berlino del 24 e 25 marzo 1999, tenendo conto del valore aggiunto che le iniziative comunitarie possono offrire in più rispetto agli obiettivi principali dei fondi strutturali.

Esse sono:

L’iniziativa finanziata dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per rafforzare la coesione economica e sociale nella Comunità promuovendo la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale e lo sviluppo equilibrato del territorio della Comunità.

L’iniziativa finanziata dal Fondo europeo agricolo (FEAOG) sezione Orientamento, per l’attuazione di strategie originali di sviluppo sostenibile, in ambito rurale, per la sperimentazione di nuove forme di valorizzazione del patrimonio culturale e naturale, per il potenziamento dell’ambiente economico al fine di creare nuovi posti di lavoro, per il miglioramento della capacità organizzativa delle rispettive  comunità.

L’iniziativa finanziata dal Fondo sociale europeo (FSE) per la promozione di nuove pratiche di lotta alla discriminazione e alle disuguaglianze nel mercato del lavoro. Particolare attenzione è riservata all’inserimento sociale e professionale dei richiedenti asilo.

L’iniziativa finanziata dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per l’attuazione di strategie innovative per la rivitalizzazione socio economica sostenibile dei centri urbani medio piccoli o di quartieri degradati delle grandi città, e per favorire lo sviluppo e lo scambio di conoscenze ed esperienze sulla rivitalizzazione e lo sviluppo urbano sostenibile.

Il Fondo Sociale Europeo è uno strumento finanziario dell’Unione Europea, la sua azione si esplica nello sviluppo e nel finanziamento di una serie di progetti volti allo sviluppo e alla promozione della coesione tra i diversi stati membri al fine di ridurre gli scostamenti tra le aree più ricche e quelle più arretrate dell’Unione Europea.

Lo scopo principale è quello di contribuire a formare esperti capaci di portare un significativo valore aggiunto alle piccole/medie imprese regionali, per attività anche marginali, nel rispetto delle attenzioni per il territorio sociale e economico.

La riforma della politica di coesione per il periodo di programmazione 2007-2013 tende a favorire interventi strutturali più mirati sugli orientamenti strategici dell’Unione europea, a focalizzare maggiormente le azioni sulle regioni più svantaggiate ed a garantire un maggior decentramento e un’attuazione più snella degli interventi.

Obiettivo competitività regionale e occupazione 

Tale obiettivo si propone un duplice approccio. Da un lato, il rafforzamento della competitività e dell’attrattiva delle regioni attraverso programmi di sviluppo regionale, anticipando i cambiamenti economici e sociali e sostenendo l’innovazione, lo sviluppo della conoscenza, l’imprenditorialità, la protezione dell’ambiente e la prevenzione dei rischi. Dall’altro, mediante programmi nazionali o territoriali si tenderà a potenziare l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese nonché a garantire lo sviluppo di mercati del lavoro per rafforzare l’inclusione sociale, in linea con la strategia europea per l’occupazione.

Obiettivo Cooperazione territoriale europea

Tale obiettivo mira ad intensificare la cooperazione a tre livelli:
–     cooperazione transfrontaliera mediante programmi congiunti;
–     cooperazione a livello delle zone transnazionali;
–     reti di cooperazione e di scambio di esperienze sull’intero territorio dell’Unione.

Articolo 97
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge [cfr. art. 95 c.3], in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Il principio di sussidiarietà è un principio antropologico che esprime una concezione globale dell’uomo e della società, in virtù del quale fulcro dell’ordinamento giuridico è la persona umana, intesa come individuo e legame relazionale.

In tale ambito viene indicato come principio di sussidiarietà quel principio sociale e giuridico amministrativo che stabilisce che l’intervento degli organi dello Stato (Stato, Regioni, Città Metropolitane, Province e Comuni), sia nei confronti dei cittadini sia degli enti e suddivisioni amministrative ad esso sottostanti (ovvero l’intervento di organismi sopranazionali nei confronti degli stati membri), debba essere attuato esclusivamente come sussidio (ovvero come aiuto, dal latino subsidium) nel caso in cui il cittadino o l’entità sottostante sia impossibilitata ad agire per conto proprio.

Detto in altri termini il principio di sussidiarietà stabilisce che le attività amministrative dovrebbero essere svolte dall’entità territoriale amministrativa più vicina ai cittadini (i comuni), e che può essere delegata ai livelli amministrativi territoriali superiori (province, città metropolitane, regioni, stato) solo se questi possono rendere il servizio in maniera più efficace ed efficiente).

Il principio di sussidiarietà è stato recepito nell’ordinamento italiano con l’art. 118 della Costituzione.

Il Principio di sussidiarietà è entrato a far parte dell’ordinamento giuridico italiano attraverso il Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 che lo ha qualificato come principio cardine dell’Unione Europea.

Il principio viene, infatti, richiamato nel preambolo del Trattato e viene esplicitamente sancito dall’Articolo 5 di tale Trattato come principio regolatore dei rapporti tra Unione e stati membri.

La Comunità agisce nei limiti delle competenze che le sono conferite e degli obiettivi che le sono assegnati dal presente trattato.

Nei Nei settori che non sono di sua esclusiva competenza la Comunità interviene, secondo il principio della sussidiarietà, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono dunque, a motivo delle dimensioni o degli effetti dell’azione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario. L’azione della Comunità non va al di là di quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi del presente trattato.

In conclusione la Comunità deve riuscire a svolgere un ruolo sociale affinché garantisca alcuni diritti imprescindibili dell’uomo. Pertanto, essendo l’Unione Europea un mix di elementi intergovernativi, il Diritto Comunitario deve prevalere sul Diritto Internazionale perché la tutela sociale del cittadino europeo rimanga il suo obiettivo principale.

Fonti articolo:

http://www.uniud.it/ricerca/finanziamenti/internazionali/struttura

https://www.senato.it/1025?sezione=131&articolo_numero_articolo=97

http://www.governo.it/Governo/Costituzione/COSTITUZIONEPRN.html

http://www.comune.castellanza.va.it/varie/static/protezionecivile/home/

http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_sussidiariet%C3%A0