Statuto speciale della Regione Siciliana

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La Regione Siciliana è una regione a statuto speciale. L’Autonomia speciale è quella particolare forma di governo della Regione che fu concessa il 15 maggio 1946 alla Sicilia da re Umberto II di Savoia, disciplinata da uno Statuto speciale (art. 116 della Costituzione Italiana), che l’ha dotata di un’ampia autonomia politica, legislativa, amministrativa e finanziaria. Tale Statuto fu, successivamente, confermato con legge costituzionale 26 novembre 1948, n. 2.

Nell’aprile 1947 venne eletto il primo parlamento siciliano. La sua politica fu ispirata alla creazione di agevolazioni fiscali e all’elargizione di sussidi di ogni genere, per fare della Sicilia una sorta di zona franca che attirava capitali, attività produttive, vaste opere territoriali, in un quadro di sfrenato liberismo, con l’approvazione dello stato.

L’Autonomismo fu un modo per svuotare il separatismo, guidato dal Movimento Indipendentista Siciliano, che all’indomani dello sbarco alleato del luglio 1943 era uscito dalla clandestinità in cui era stato sotto il periodo fascista, chiedendo l’affrancamento della Sicilia dallo Stato Italiano. Svanì quasi subito invece l’idea che la Sicilia divenisse uno stato federato agli Stati Uniti d’America. Padri dell’Autonomia possono essere considerati i politici siciliani che lottarono per la concessione dell’Autonomia come Giuseppe Alessi, Giovanni Guarino Amella, Enrico La Loggia, Salvatore Aldisio.

Lo statuto speciale siciliano fu originato da un accordo di origine “pattizia” (assimilabile, secondo alcuni, ad un trattato fra due entità paritetiche) fra lo Stato Italiano e la Sicilia, rappresentata dalla Consulta per la Sicilia, in cui erano rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell’Isola, organo che materialmente formulò lo Statuto.

Alla regione siciliana lo statuto speciale riconosce un’autonomia assai più estesa di quella accordata non solo alle regioni a statuto ordinario, ma anche alle altre regioni a statuto speciale. Tale ampia autonomia, che determina frequenti contrasti e controversie, anche di carattere costituzionale, fra lo stato e la regione, viene giustificata con la forte pressione esercitata nell’immediato dopoguerra dall’opinione pubblica siciliana, nella quale non mancavano di affiorare tendenze nettamente separatiste, che oltrepassavano il concetto delle autonomie regionali, per approssimarsi a una forma federativa. Ciò, ovviamente, ha influito sulla formulazione delle norme statutarie.

La storia politica di sessant’anni di autonomia speciale in Sicilia, e dei suoi governi, ha vissuto momenti di vivacità, che hanno portato a definire la politica siciliana una sorta di “Laboratorio politico”, e altri più bui. Da alcuni anni l’autonomia siciliana è stata rilanciata con forza dall’attuale presidente Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l’Autonomia (MPA).

Il territorio della regione include, oltre alla Sicilia, le isole Eolie, Egadi, Pelagie, Ustica e Pantelleria; capoluogo della regione è Palermo. Gli organi della regione sono l’Assemblea Regionale, la Giunta Regionale e il Presidente della Regione.

L’Assemblea Regionale ha funzioni esclusivamente legislative ed è composta da 90 deputati (è da rilevare che tale qualifica è attribuita solo ai componenti dell’Assemblea Regionale Siciliana, mentre per le altre regioni il relativo statuto usa il termine di consiglieri), eletti nella regione a suffragio universale, segreto e con sistema proporzionale, secondo la legge emanata dalla stessa assemblea in base ai principi fissati dalla costituzione dello stato in materia di elezioni politiche. L’Assemblea regionale elegge nel suo seno il presidente, l’ufficio di presidenza e le commissioni permanenti. L’assemblea dura in carica 5 anni, ma può essere sciolta con provvedimento del governo dello stato per persistente violazione dello statuto, su proposta del commissario dello stato per la regione siciliana, previa deliberazione delle assemblee legislative dello stato.

Il presidente e i membri della giunta (8 assessori effettivi e 4 supplenti) sono nominati dall’Assemblea regionale e costituiscono il governo della regione, che assume nei confronti dell’Assemblea all’incirca la stessa posizione giuridica che ha il governo dello stato di fronte al parlamento. Anche questa qualificazione è esclusiva della regione siciliana, perché nello statuto delle altre regioni la giunta viene indicata semplicemente come organo esecutivo della regione. Il presidente regionale, oltre a essere capo del governo regionale e a rappresentare la regione, rappresenta in essa anche il governo dello stato, che può tuttavia inviare temporaneamente propri commissari per l’esplicazione di funzioni statali. Questa rappresentanza del governo dello stato, che non è attribuita agli altri presidenti regionali, si spiega con il fatto che la competenza amministrativa della regione siciliana si estende anche a materie che nelle altre regioni sarebbero di diretta amministrazione da parte dello stato, e per le quali, quindi, il commissario dello stato non ha quei poteri di coordinamento che gli spettano in tutte le altre regioni.

La posizione di maggior prestigio del presidente della regione siciliana, in raffronto agli altri presidenti regionali, è confermata anche dal diritto che gli è riconosciuto di partecipare con rango di ministro e con voto deliberativo al consiglio dei ministri dello stato, relativamente alle materie che interessano la regione siciliana, e dalla competenza ad esso attribuita di decidere i ricorsi amministrativi avanzati in via straordinaria contro atti amministrativi regionali, competenza che sul piano nazionale è riservata al presidente della repubblica; provvede inoltre al mantenimento dell’ordine pubblico per mezzo della polizia dello stato, la quale dipende disciplinarmente, per l’impiego e l’utilizzazione, dal governo regionale. Amplissime sono le funzioni legislative della regione siciliana e amplissime anche quelle amministrative.

Lo statuto prevede, infatti, che il governo regionale abbia funzioni esecutive e amministrative nelle materie di competenza propria della regione (cioè in quelle attribuite alla competenza legislativa regionale), ma svolga anche attività amministrativa in ogni altro campo, secondo le direttive del governo dello stato, salva la competenza degli enti locali minori. Ciò significa che in sostanza lo statuto regionale, ove si eccettuino talune materie riservate alla competenza esclusiva dello stato, ha attuato un vasto e profondo decentramento amministrativo a favore degli organi della regione, che assumono, quindi, la duplice fisionomia di organi regionali e di organi statali. La regione ha un proprio organo di consulenza giuridico-amministrativa, con funzioni analoghe al consiglio di stato, con cui è organicamente collegato: il consiglio di giustizia amministrativa per la regione siciliana. Il controllo degli atti della regione è esercitato da una sezione della corte dei conti con sede in Palermo. II consiglio di giustizia amministrativo per la regione siciliana è stato istituito con sede in Palermo, in attuazione dell’art. 23 dello statuto speciale della regione siciliana, come sezione decentrata del consiglio di stato, con D. Lgs. 6-V-1948, n. 634, modificato e integrato dal D. P. R. 5-IV-1978, n. 204.

Gli atti per i quali le leggi richiedono il parere del consiglio di stato, qualora siano emanati dall’amministrazione regionale, sono sottoposti al parere del consiglio di giustizia amministrativa: esprime anche il parere sui ricorsi straordinari decisi dal presidente della regione.

In sede giurisdizionale la posizione del consiglio di giustizia amministrativa è sensibilmente mutata per effetto dell’istituzione anche nella regione siciliana del tribunale regionale amministrativo. Secondo la legge istitutiva, il consiglio era giudice di primo grado nei riguardi degli atti e provvedimenti definitivi dell’amministrazione regionale e delle altre autorità amministrative aventi sede nel territorio della regione e giudice di appello sulle decisioni di primo grado delle giunte provinciali amministrative in sede giurisdizionale, comprese nel territorio della regione; avverso le decisioni del consiglio sulle impugnative di atti e provvedimenti delle autorità amministrative dello stato non pronunciate in grado di appello era ammesso ricorso all’ordinanza plenaria delle sezioni giurisdizionali del consiglio di stato.

Al suo fabbisogno finanziario la regione provvede mediante le entrate derivanti dai beni demaniali e patrimoniali della regione e mediante le entrate tributarie a essa spettanti. Ai sensi dell’art. 36 dello statuto speciale e del D. P. R. 26-VII-1965, n. 1074, che stabilisce le norme d’attuazione dello statuto stesso in materia finanziaria, spettano alla regione, oltre alle entrate tributarie da essa direttamente deliberate, tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell’ambito del suo territorio, ad eccezione delle entrate derivanti dall’imposta di produzione, dal monopolio dei tabacchi, dal lotto e dalle lotterie a carattere nazionale. Alla regione è inoltre attribuita un’assegnazione annua a carico del bilancio dello stato, a titolo di solidarietà nazionale, da impiegarsi nell’esecuzione di lavori pubblici e tendente a bilanciare il minor ammontare dei redditi di lavoro nell’isola in confronto alla media nazionale. L’art. 15 dello statuto, in deroga all’art. 115 cost., dichiara soppresse nell’ambito della regione siciliana le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano, così che l’ordinamento degli enti locali si basa sulla regione stessa, sui comuni e sui liberi consorzi comunali e l’emanazione delle norme relative rientra nella competenza della regione, che vi ha provveduto con D.-L. P. Reg. 29-X-1955, n. 6.

Dunque, per quanto riguarda la materia fiscale, la totalità delle imposte riscosse in Sicilia dovrebbe rimanere, infatti, sul territorio e ogni anno lo Stato Italiano sarebbe tenuto a fornire un ammontare da stabilirsi, con piano quinquennale, di denaro pubblico proveniente dalle altre Regioni per finanziare la Sicilia, così come stabilito dall’art. 38 dello Statuto della Regione Siciliana, articolo, come quelli di tutta la parte economica-finanziaria, ancora oggi non applicato, tant’è che vi è un conflitto istituzionale perenne fra Stato e Regione Siciliana. L’Italia, ancora oggi, conferisce ogni anno solo un’anticipazione forfettaria, per cui la Regione Siciliana vanta da decenni crediti mai saldati dallo Stato.

• Lo Stato verserà annualmente alla Regione, a titolo di solidarietà nazionale, una somma da impiegarsi, in base ad un piano economico, nella esecuzione di lavori pubblici.

• Questa somma tenderà a bilanciare il minore ammontare dei redditi di lavoro nella Regione in confronto della media nazionale.

• Si procederà ad una revisione quinquennale della detta assegnazione con riferimento alle variazioni dei dati assunti per il precedente computo.

Altro aspetto importante è contenuto nell’art. 37 dello Statuto della Regione Siciliana. Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell’accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi. L’imposta, relativa a detta quota, compete alla Regione ed è riscossa dagli organi di riscossione della medesima. (Anche questo articolo non è stato sinora attuato ed inoltre le tasse dei siciliani confluiscono nella Tesoreria Unica Nazionale e solo una parte di esse viene poi ristornata alla Regione Siciliana. Vi è, quindi, ancora un conflitto costante per la parte finanziaria fra Stato e Regione per la mancata applicazione dello Statuto Siciliano dopo tanti decenni. Allo Stato attuale, alla Sicilia che produce 90% di tutto il petrolio italiano con i suoi pozzi e le sue raffinerie, non rimane nulla in quanto le Industrie petrolifere hanno sede legale a Milano e pur estraendo in Sicilia, pagano le tasse in Lombardia. Solo dal 2008, in base ad un recente accordo fra Regione Siciliana e Stato sta avendo attuazione questo articolo, e già le Raffinerie di Gela dell’ENI, hanno trasferito la sede in Sicilia.

Grazie allo Statuto autonomistico, la Regione Siciliana ha competenza esclusiva (cioè le leggi statali non hanno vigore nell’isola), su una serie di materie, tra cui beni culturali, agricoltura, pesca, enti locali, territorio, turismo, polizia forestale. Ogni modifica allo Statuto, trattandosi di legge costituzionale, è sottoposta alla cosiddetta procedura aggravata, cioè a una doppia approvazione, a maggioranza qualificata, da parte delle Camere.

Alcune prerogative statutarie non sono a oggi applicate, in quanto mancano le corrispondenti Norme di attuazione dello Statuto che devono essere emanate dalla Commissione paritetica Stato Regione.

Il consorzio di comuni è un ente consortile, e non ha carattere territoriale obbligatorio come l’ente provincia, traendo origine dalla spontanea volontà dei consorziati. Si deve però precisare che, stante l’inerzia dei comuni a farsi promotori della costituzione dei liberi consorzi, la regione con L. R. 6-III-1986, n. 9, ha ora istituito le nuove «province regionali» stabilendo un meccanismo di silenzio-assenso per cui la mancata proposta di costituzione del libero consorzio equivale a proposta di costituirsi in consorzio con i comuni ricadenti nell’ambito territoriale della disciolta provincia e con il medesimo capoluogo: il che ha portato alla conferma delle vecchie circoscrizioni provinciali per mancanza di iniziative in senso diverso dei comuni.

Fonti articolo:

http://www.irsap-agrigentum.it/statuto_regione_siciliana.htm

http://www.ilpost.it/2012/10/10/perche-ci-sono-regioni-a-statuto-speciale/

http://it.wikipedia.org/wiki/Autonomia_speciale

http://www.sicilyontour.com/storia_e_politica.htm

http://www.sicilyontour.com/storia_e_politica_2.htm

http://www.passionef1.it/forum/index.php?topic=1302.20;wap2

http://www.egm.it/it/sicilia

Contratti pubblici

E’ entrato in vigore il 1 Luglio del 2006.

Il possesso dei requisiti di partecipazione di natura economica e tecnica, negli appalti di forniture o servizzi è disclipplinato dagli Atr. 41 e Art. 42 del codice dei contratti pubblici.

La dimostrazione della capacità finanziaria ed economica delle imprese concorrenti può essere fornita mediante uno o più dei seguenti documenti:

1. Idonee dichiarazioni bancarie;
2. Bilanci o estratti dei bilanci dell’impresa;
3. Dichiarazione concernente il fatturato globbale di impresa dell’importo relativo ai servizzi o forniture nel settore oggetto della gara, realizzati negli ultimi tre esercizzi.

Le amministrazioni stabiliscono nel bando di gara i requisiti che devono essere posseduti dal concorrente.

Principio di proporzionalità

L’appaltante precisa nel bando di gara o nella lettera di invito quali documentie e requisiti devono essere presentati o dimostrati, a secondadella natura, della quantità o dell’importanza e dell’uso delle forniture o dei servizi.

Le informazioni richieste non possono accedere l’oggetto dell’appalto.

Asta pubblica

Consiste in un pubblico incanto aperto a tutti gli interessati i quali devono rispettare i requisiti fissati dal bando.
Si ha dunque un bando di gara detto anche avviso d’asta che viene rivolto a tutti gli interessati.

Discipplina della formazione del contraente

Un contratto di appalto stipulato da una amministrazaione pubblica si distingue da un’analogo contratto stipulato tra soggetti privati sia per la rilevanza giuridica assunta da emotivi che spingono la parte pubblica a contrarre sia per la modalità di scelta del contraente.

La liberta di scelta del contraente costituisce uno dei fondamentali pilastri dell’economia privata, dunque il contraente privato può scegliere discrezionalmente con chi contrarre.

La pubblica amministrazione invece e tenuta a scegliere il proprio contraente in esito ad una apposita procedura ad evidenza pubblica, finalizzata nell’individuazione del giusto contraente, cioè colui che offre le migliori garanzie al prezzo più conveniente per la corretta esecuzione dell’opera pubblica.

L’offerta migliore può essere selezionata con il criterio del prezzo più basso o con quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Criterio del prezzo più basso

Prendere in considerazione solo la convenienza economica dell’offerta.

Criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa

L’offerta viene valutata non solo sulla base dell’elemento prezzo ma anche sulla base di altri elementi riguardanti i profili qualitativi della prestazione, e ciascuno di tali elementi è attribuito un punteggio.

E’ stata soppressa la norma che discipplina il poerer-dovere della commissione aggiudicatrice di fissare i criteri motivazionali ai quali attenersi nella attribuzione dei punteggi.

Il POR in Sicilia 2000-2006

II POR in Sicilia 2000-2006 è un’organizzazione dei nuovi servizi per l’impiego.

Il fondo sociale per il periodo 2000-2006 situa in primo piano la ristrutturazione e lo sviluppo dei centri per l’impiego.

L’obbiettivo globale è garantire un’informazione trasparente sulle possibilità offerte dagli interventi strutturali ai potenziali beneficiari finali, nonché informare l’opinione pubblica sul ruolo svolto dall’Unione europea e dagli Stati membri nella realizzazione degli interventi e sui risultati effettivamente conseguiti.

Le misure contribuiscono all’impiego regionale e all’obbiettivo e all’ampliamento dei servizi pubblici formatici degli individui.

I servizi pubblici, si avvalgono di una rete organizzata nell’impiego regionale.

Il POR Sicilia riguarda la realizzazione di tutte quelle individuazioni politiche volte ad incrementare l’occupazione.

L’obiettivo primario è quello di fornire un modello ai centri di impiego del sistema regionale.

MODELLO REGIONALE DEI SERVIZI PUBBLICI ALLIMPIEGO può essere considerato come un modello volto a completare il processo di attuazione della riforma dei servizi per l’impiego.

L’obiettivo sarà quello di proseguire sulla strada della piena integrazione. Possiamo individuare tre livelli e cioé:

1. quello regionale dove svolge compiti finalizzati a qualificare lo sviluppo del sistema regionale;

2. quello provinciale del lavoro. Qui si esplicita la funzione forte di coordina-mento territoriale ed anche l’integrazione delle politiche del lavoro;

3. l’ultimo invece rappresenta il livello di base dei servizi di informazione consulenza.

Il Programma Operativo Regionale (POR) 2000 – 2006 Sicilia concorre all’attuazione del quadro comunitario di sostegno (QCS) adottato per le regioni italiane e persegue la finalità generale di rimuovere gli ostacoli che frenano la crescita della dotazione infrastrutturale e lo sviluppo dell’economia regionale.

II POR Sicilia è stato approvato con decisione della Commissione C (2000) 2348 dell’8 agosto 2000 e pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana (G.U.R.S N.10 DEL 9.3.2001).

Successivamente, con Delibera n.299 del 27.09.2002, la regione ha approvato la versione definitiva del POR.

Il POR è stato approvato dal Comitato di Sorveglianza della seduta di Catania del 15 dicembre 2000 ed è stato poi modificato e approvato con deliberazione n. 149 del 20-21 marzo 2001 della Giunta Regionale, emanata con decreto presidenziale n. 60/SG del 28 marzo 2001, registrato alla Corte dei conti il 4 maggio 2001.

Il Business plan

Tra gli scopi di un imprenditore vi è quello di promuovere il Business plan.

Il Business plan è uno strumento di apprendimento ed al tempo stesso anche uno strumento di previsione che ci aiuta a capire e a comprendere come selezionare il nostro prodotto sul mercato.

Il Business plan è una rete per la raccolta del risparmio nata col preciso obiettivo di costruire nuovi patrimoni.

Infatti il Business plan mette a disposizione di tutti i risparmiatori la migliore tecnologia per entrare nel mercato finanziario globale.

Il Business plan può rappresentare un efficace strumento manageriale ad una condizione: che sia progettato e redatto con la massima professionalità e soprattutto regolarmente aggiornato.

Ora vediamo di quante parti si compone il Business Plan:

1. Localizzazione di un’azienda: costruzione di un’azienda come ad esem-pio un’azienda di macchine;

2. Dirigere: attività nel condurre l’impresa nell’ambito di determinare l’attività;

3. Risorse disponibili: mezzi di cui si dispongono;

4. Piani di rientro: costi investiti dal finanziatore;

5. Fissazione degli obiettivi da raggiungere: si basa su uno scopo o fine che si vuole raggiungere;

6. Prodotto: realizzazione di un nuovo prodotto;

7. Benefici per il cliente: benefici che ricava il cliente;

8. Scelta della sede: la sede dove si stabilisce l’azienda ad es. vicino ad un porto o ad un mercato.

Infine abbiamo il piano economico finanziario. che è composto dal conto economico, dallo stato patrimoniale e dai flussi di cassa.

Imprenditori di se stessi

L’imprenditore e colui che esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni e servizi.

Un imprenditore fonda la sua attività in conformità ad un processo decisionale.

Il processo decisionale preordina la nascita di un’impresa.

L’impresa è un insieme di risorse umane ed un organismo che coordina prestazioni di lavoro e strumenti adeguati, per la produzione di beni di un certo settore agricolo, industriale, ecc..

Per avviare un’impresa l’imprenditore ha bisogno dei requisiti della professionalità e dell’organizzazione.

Il requisito della professionalità è la capacita di svolgere il proprio lavoro o la propria professione a un buon livello di competenza e di efficienza.

Il requisito dell’organizzazione, richiesto dall’art. 2082, consiste nel coordina-mento dei fattori produttivi che sono:

1. Il lavoro altrui: l’imprenditore si avvale di collaboratori nello svolgimento dell’attività economica.

2. Il capitale, costituito dall’azienda, necessario per lo svolgimento dell’attività produttiva.

Il processo decisionale, puo derivare da tre elementi, come:

1. Intenzione
2. Acquisizione
3. Decisioni

Il primo consiste nel desiderio dell’imprenditore di raggiungere un obiettivo;

Il secondo consiste nel processo attraverso la quale l’imprenditore si procura le risorse necessarie della realizzazione dell’obiettivo;

Il terzo consiste nelle scelte da effettuare.

Il processo decisionale, parte innanzitutto da:

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Dopo aver ponderato questi fattori l’imprenditore può decidere se avviare l’attività o meno.

Il prodotto è un bene che deriva dall’attività di produzione e la cui funzione consiste nel soddisfare direttamente o indirettamente un bisogno:

L’attività economica svolta professionalmente dall’imprenditore deve essere diretta alla produzione e allo scambio di beni e servizi.

Ciò vuol dire che è imprenditore solo chi produce per scambiare, sul mercato, e non chi produce per il soddisfacimento dei bisogni personali o familiari.

Art. 2070 C. C.

La categoria di lavoratori che fanno capo al contratto collettivo nazionale di lavoro viene individuata sulla base dell’attività esercitata dal datore di lavoro e non dal singolo lavoratore.
Il contratto produce i suoi effetti durante il periodo per cui è stato stipulato.

Contratti aziendali

Sono stipulati tra le rappresentanze sindacali presenti in azienda e il datore di lavoro.
Hanno validità solo all’interno dell’azienda in cui è stato stipulato.

Difficoltà che sono sopraggiunte in situazioni di controversie

Possono derivare dall’appli8cazuione del contratto collettivo data la negoziazione di un ruolo attivo delle organizzazioni sindacali del processo.
Fa eccezione il pubblico settore nell’ambito della riforma che ha portato alla contrattualizzazione del lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione.

Art. 64 del D. L. (decreto legislativo) N. 165 del 2001

Disciplina l’accertamento pregiudiziale sull’efficacia validità e interpretazione del contratto collettivo.

E’ prevista una sospensione temporanea della causa pendente tra lavoratore e amministrazione di appartenenza al fine di consentire alle parti di risolvere le controversie in via pregiudiziale.

Se il tentativo fallisce il giudice applica la clausola originaria: applica il contratto collettivo perche esso prevede gli standard minimi di tutela e quindi al disotto di quegli standard non si può andare.

Se una delle parti non è d’accordo con l’interpretazione del giudice è ammesso l’immediato ricorso dello specifico provvedimento.

Se invece l’accordo è raggiunto desto (esso) sostituisce l’accordo precedente.

Di solito le modifiche si risolvono in miglioramenti ma a volta può accadere il contrario.

Per le modifiche migliorative non c’è nessun problema, mentre è diversa la situazione per le modifiche peggiorative, perché il contratto collettivo può solo approvare solo deroghe migliorative al trattamento dei lavoratori.

Efficacia soggettiva del contratto collettivo

Il contratto collettivo di diritto comune

E’ un atto negoziale riconosciuto dalle parti stipulanti da soggetti non esplicitamente sottoscritti.
I soggetti di cui si applica il contratto sono i lavoratori e i datori di lavoro che non sono iscritti a nessun sindacato.

L’Atr. 39 della costituzione prevedeva un meccanismo di registrazione sulle assunzioni sindacali dove i sindacati registrai possono essere rappresentati in proporzione ai loro iscritti.
Però questa norma da almeno 55 anni non viene ne attuata ne modificata.

I giudici del lavoro adattano il contratto collettivo per risolvere i conflitti tra datori di lavoro e lavoratori.
Questo contratto disciplina gli standard minimi di tutela dei lavoratori.

Le tipologie di contratto collettivo di diritto comune

Accordi incofederali stipulate dalle organizzazioni sindacali confederali che rappresentano i lavoratori di tutti i settori produttivi riuniti nelle confederazioni.

I contratti collettivi nazionali, stipulati dalle federazioni sindacali dei lavoratorei e dei datori di lavoro, rappresentano un singolo settore produttivo.

Contratti di ambito territoriale (su base provinciale e compartimentale)

Contratti aziendali (riferito alla realizzazione aziendale)

La direttiva CEE in sede di appalti

In seguito alla prassi dell’utilizzo di nuove forme di collaborazione tra amministrazioni pubblica e settori e settore privato, nell’Unione Europea e di conseguenza in Italia, si assiste ad una progressiva crescita nell’impiego tra Partnership
tra Pubblico e Privato, più brevemente chiamato PPP.
Tale collaborazione si ha soprattutto nei settori nei settori caratterizzati da un certo livello di comprensività tecnica come ad Es. nel settore dei lavori pubblici.
 
La direttiva CEE
 
La direttiva comunitaria
Le novità principali previste nell’Unione Europea nell’ambito dei lavori pubblici riguardano l’introduzione di due nuove procedure di aggiudicazione, che mireranno a conciliare e esigenze di flessibilità delle moderne pubbliche amministrazioni con i principi di trasparenza e pubblica evidenza.
Le commissioni infatti pur non volendo discutere il quadro normativo complessivo, vuole introdurre meccanismi sperimentati nei paesi del Nord Europa e volti all’abbattimento dei principali formalismi delle gare pubbliche, organizzando così le procedure pubbliche con i meccanismi del libero mercato.
Tali organismi rispettano un’esigenza di opera  Step by Step.
Il provvedimento in questione riguarda il settore degli appalti pubblici che anno ad oggetto i lavori le forniture e i servizi. Lo scopo e quello di comunicare in una sorta di codice unico, discipline settoriali diverse in modo che gli operatori sdi possono muovere in modo più agevole all’interno delle procedure di affidamento di questi contratti.
Il riassetto e dovuto anche alla rilevanza che il settore può avere sullo sviluppo dell’occupazione e della produttività delle aziende coinvolte, non che per il miglioramento della qualità dei servizi pubblici.
 
La direttiva 2004/18/CEE
Sovra essere recepita da ogni stato membro ciò comporta dunque all’interno di ogni stato la modifica o la riscrittura  delle normative inerenti nel settore degli appalti pubblici.
Tra le principali novità c’è l’innalzamento delle soglie di applicazione della normativa europea rispetto ai valori validi fino al 2005.
Inoltre cambia la definizione di appaltatore che viene qualificato uniformemente come operatore economico sia per appaltatori di lavori che per fornitori unitari di beni sia per prestatori di servizi.
La novità assoluta però è l’introduzione del Dialogo Competitivo e delle sue Aste elettroniche che rappresentano sicuramente la novità assoluta per la Normativa Comunitaria in materia di appalti.
Il Dialogo Competitivo, prevede lo scambio di informazioni tra l’amministrazione aggiudicatrice e i candidati ammessi alla procedura d’appalto, allo scopo di delimitare una o più soluzioni ottimali. Inj base a tale soluzione i candidati presentano le offerte.
Con il Dialogo Competitivo si hanno una serie di approfondimento fino a quando l’amministrazione non individua la soluzione che soddisfa le proprie necessità.
A quel punto scatta la fase di verifica delle offerte.
Le Poste elettroniche invece sono un processo di confronto delle offerte economiche, modificate successivamente al ribasso e inviate tramite sistema elettronico.
Un’altra unità sono l’applicazione dei contratti quadro che consentono di scegliere l’operatore economico con una procedura semplificata.
 
Acquisizione dinamica della nuova direttiva comunitaria sugli appalti.
Un notevole importanza è il secondo strumento sono Aste elettroniche e Contratti quadro.
E’ un contratto mediante gara nel quale il contraente scelto mediante gara si impegna a fornire determinati sevizi entro una certa quantità ad un prezzo prefissato in un tempo determinato, senza alterare il mercato.
 
La direttiva 2004/18/CEE in materia di appalti pubblici di lavori, forniture e servizi.
Tale direttiva ha inteso innanzitutto aggiornare e razionalizzare le norme comunitarie preesistenti, in materia di appalti pubblici.
Si è trattato essenzialmente di un’operazione di coordinamento fra precedenti normative, rispondente ad una esigenza di semplificazione e non di riforma dell’impianto normativo esistente.
Gli obiettivi fondamentali che il legislatore comunitario ha voluto perseguire possono essere posizionate in 4 categorie:
 
1) La semplificazione delle disposizioni comunitarie in tema di appalti pubblici;
2) L’aggiornamento della normativa vigente alla luce delle novità tecnologiche ed economiche;
3) La maggiore flessibilità della normativa comunitaria;
4) Il rafforzamento dei principi di concorrenza e trasparenza.